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Legge delega sul nucleare: cosa è deciso, cosa no, e cosa significa per le imprese

La legge approvata il 23 settembre fissa la direzione, ma quasi tutte le regole che contano per la filiera devono ancora essere scritte. Cosa sappiamo, il calendario realistico e cosa possono fare oggi i potenziali fornitori.

In breve

  • Il 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare: 81 sì, 51 no, 7 astenuti. La Camera l'aveva approvata il 4 giugno.
  • La legge non costruisce nulla: dà al governo 12 mesi dall'entrata in vigore per scrivere i decreti legislativi che conterranno le regole vere.
  • Il governo punta ad adottarli entro fine 2026 e stima le prime centrali verso il 2033-34.
  • Per le imprese la finestra utile è adesso: i requisiti per entrare nella filiera si decideranno nei prossimi mesi, e la qualificazione richiede anni.

Dopo quasi quarant'anni dal referendum del 1987, l'Italia ha di nuovo una legge che apre alla produzione di energia nucleare. Ma chi legge i titoli rischia di sopravvalutare cosa è successo il 23 settembre. È stata approvata una legge delega: un testo che indica al governo le materie da regolare e i principi da seguire. Le regole operative, cioè quelle che decidono chi potrà costruire, dove, con quali autorizzazioni e con quali controlli, arriveranno con i decreti legislativi.

Per chi vuole lavorare nella filiera, la domanda giusta non è quindi "quando vedremo una centrale", ma "quando e come verranno scritti i requisiti".

Cosa prevede la legge

I tempi. Il governo ha 12 mesi dall'entrata in vigore per adottare uno o più decreti legislativi, e poi 24 mesi da ciascun decreto per eventuali correttivi. L'orologio parte con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non ancora avvenuta al momento in cui scriviamo.

Le materie. I decreti dovranno disciplinare ricerca e sperimentazione, costruzione ed esercizio degli impianti, localizzazione dei siti, autorizzazioni, sicurezza, combustibile e rifiuti radioattivi, smantellamento degli impianti, fusione nucleare, produzione di idrogeno da fonte nucleare e riordino delle competenze pubbliche.

Le tecnologie. Il testo adotta un principio di neutralità: ammette "le migliori tecnologie nucleari, comprese quelle modulari e avanzate". In pratica il riferimento sono i piccoli reattori modulari (SMR, fino a circa 300 MW), i reattori avanzati di quarta generazione (AMR) e, su un orizzonte più lungo, la fusione. La scelta concreta non è nella legge.

L'autorità di controllo. La legge prevede il riordino di sicurezza, vigilanza e controlli, con la possibilità di istituire un'autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare. Oggi la funzione è dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN); un ordine del giorno approvato al Senato impegna il governo a valorizzarne il patrimonio in caso di nuova autorità.

Siti e territori. I decreti definiranno procedure, individuazione dei siti e consultazione dei territori. Per gli impianti di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti sono previste le autocandidature dei territori. Le compensazioni per le comunità saranno stabilite al rilascio dell'autorizzazione, con oneri a carico dei proponenti.

Rifiuti e smantellamento. Gli operatori dovranno fornire garanzie finanziarie adeguate a coprire i costi di smantellamento e di gestione di rifiuti e combustibile esaurito. È un punto rilevante per la bancabilità dei progetti, perché sposta un costo di lunghissimo periodo sul bilancio di chi costruisce.

Le risorse. 20 milioni di euro l'anno nel 2027, 2028 e 2029, più 1,5 milioni nel 2026 e 6 milioni nel 2027 per campagne informative. Sono fondi per la fase preparatoria (ricerca, competenze, quadro regolatorio), non per costruire impianti.

Cosa non è ancora deciso

  • Quale tecnologia. La legge è neutrale. Un segnale arriverà dal white paper di Nuclitalia (Enel, Ansaldo Energia, Leonardo) sugli SMR, atteso per novembre.
  • Dove. Non esiste ancora una procedura consolidata per individuare i siti.
  • Chi controlla. Se nascerà una nuova autorità, con quali poteri e quale organico.
  • Come si riconoscono le licenze estere. È il nodo del cosiddetto "passaporto delle licenze": se l'Italia potrà accelerare l'autorizzazione di progetti già approvati da altri regolatori, i tempi cambiano di anni.
  • Chi paga. Il modello di finanziamento degli impianti non è definito. È la critica principale arrivata anche da parte dell'opposizione.

Il calendario realistico

Il ministro Pichetto Fratin ha dichiarato che i decreti arriveranno "di sicuro entro fine anno". Gli osservatori lo considerano un obiettivo ambizioso: ogni decreto legislativo deve passare per l'esame preliminare del Consiglio dei ministri, i pareri delle commissioni parlamentari e l'approvazione definitiva. È plausibile che arrivino a ondate, partendo dai temi più maturi (sicurezza, autorità, rifiuti) e lasciando localizzazione e incentivi per ultimi.

La stima del governo per i primi impianti è il 2033-34. Va letta come l'ipotesi più ottimistica: presuppone decreti rapidi, una scelta tecnologica senza intoppi e l'assenza di stop politici, compreso un possibile referendum abrogativo.

Cosa significa per le imprese

Qui sta il punto meno raccontato. Per un'impresa meccanica, elettrica o di componentistica, il 2033 non è lontano: entrare nella fornitura nucleare richiede anni di preparazione. I committenti del settore chiedono sistemi di gestione della qualità specifici (lo standard internazionale di riferimento per la catena di fornitura è la ISO 19443), tracciabilità completa di materiali e processi, personale qualificato e audit periodici. Chi vorrà essere pronto quando partiranno gli ordini deve iniziare prima.

Non a caso Anima Confindustria, la federazione della meccanica, ha chiesto decreti con tempi certi e un sostegno finanziario e operativo proprio ai processi di qualificazione delle imprese. Secondo Il Sole 24 Ore, la filiera nucleare italiana, che già lavora per commesse estere, è la seconda in Europa.

Cosa può fare oggi un'impresa

  • Capire se è già nella filiera senza saperlo. Molti componenti (valvole, pompe, scambiatori, strumentazione, carpenteria speciale) hanno equivalenti nucleari con requisiti più stringenti.
  • Fare una prima analisi dei gap tra il proprio sistema qualità e i requisiti tipici del settore.
  • Seguire i decreti su sicurezza e autorizzazioni: lì si capirà quali standard verranno richiesti in Italia.
  • Presidiare i luoghi dove si formano le relazioni, a partire dal Summit sul nucleare civile Italia-Francia del 12 ottobre a Milano.

Cosa monitoriamo nelle prossime settimane

  • La pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, che fa partire i 12 mesi.
  • I primi schemi di decreto in Consiglio dei ministri.
  • Il white paper di Nuclitalia a novembre.
  • Eventuali iniziative referendarie.

Aggiorniamo lo stato di ogni passaggio nel tracker dei decreti attuativi.

Fonti

  1. Energy CuE — Il Senato approva la delega sul nucleare: entro 12 mesi i decreti attuativi (23/09/2026)
  2. PMI.it — Legge sul nucleare, via libera definitivo alla delega: cosa prevede
  3. Euronews — L'Italia torna al nucleare, approvata la legge delega (23/09/2026)
  4. Il Fatto Quotidiano — Il Senato approva la legge sul nucleare (23/09/2026)
  5. Canale Energia — Ddl Nucleare, Anima Confindustria: la svolta per la manifattura italiana
  6. Il Sole 24 Ore — Nuclitalia's SMR white paper in November (15/05/2026)

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