In breve
- Rischio politico: un referendum abrogativo è possibile; secondo il governo la finestra realistica è il 2028.
- Rischio rifiuti: il Deposito nazionale è atteso intorno al 2041 e lo smantellamento delle vecchie centrali è al 32%, con costi saliti a circa 11 miliardi.
- Rischio finanziario: la legge stanzia fondi solo per la fase preparatoria; chi pagherà gli impianti non è ancora deciso.
- Nessuno dei tre blocca il lavoro di preparazione della filiera, ma tutti e tre incidono sui tempi.
Chi deve decidere se investire tempo e risorse nel nucleare italiano ha bisogno di una stima onesta dei rischi, non solo del calendario ufficiale. La legge delega approvata il 23 settembre traccia una direzione, ma lascia aperti tre fronti che possono spostare di anni l'arrivo dei primi impianti.
1. Il rischio politico: il referendum
Gli italiani si sono già espressi due volte contro il nucleare: nel 1987, dopo Chernobyl, e nel 2011, dopo Fukushima, quando votò il 54,8% degli aventi diritto e oltre il 94% si pronunciò per l'abrogazione. È il precedente che pesa di più su tutto il progetto.
A maggio il ministro Luca Ciriani ha definito un nuovo referendum "inevitabile", sollevando polemiche. Secondo l'impostazione riportata dall'ANSA, la finestra realistica sarebbe il 2028: la legge sul referendum (n. 352 del 1970) impedisce di depositare richieste nell'anno che precede la scadenza delle Camere, e le prossime elezioni politiche sono attese nel 2027.
Il voto al Senato mostra un fronte politico non compatto: a favore la maggioranza e Azione, contrari PD, M5S e AVS, astenuta Italia Viva, che pur essendo favorevole al nucleare ha criticato la vaghezza del testo. Le elezioni del 2027 diventano quindi un passaggio decisivo quanto un eventuale referendum.
Il rischio referendario non riguarda solo l'esito: anche solo l'incertezza fino al 2028 può frenare le decisioni di investimento dei grandi operatori.
2. Il rischio rifiuti: una questione mai chiusa
L'argomento più forte degli oppositori non è la sicurezza dei nuovi reattori, ma il passato. A febbraio l'ARERA, l'autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha fotografato lo stato dello smantellamento delle vecchie centrali:
- costo complessivo di circa 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime del 2020-2021;
- avanzamento al 32% dopo oltre vent'anni, con circa 5 miliardi già spesi tra bollette e bilancio pubblico;
- ritardo di 10 anni sul programma, con il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi atteso intorno al 2041.
La nuova legge prova a rispondere con due strumenti: le autocandidature dei territori per gli impianti di stoccaggio e smaltimento, e l'obbligo per gli operatori di prestare garanzie finanziarie che coprano smantellamento e gestione dei rifiuti. Sono scelte ragionevoli, ma non risolvono il problema di credibilità: finché il Deposito non ha un sito, ogni comunità candidata a ospitare un reattore potrà chiedere dove finiranno le sue scorie.
3. Il rischio finanziario: chi paga le centrali?
La legge stanzia 20 milioni di euro l'anno dal 2027 al 2029, più alcuni milioni per l'informazione pubblica. Sono risorse per ricerca, competenze e quadro regolatorio. Un impianto nucleare, anche modulare, costa ordini di grandezza in più.
Il modello di finanziamento non è definito, ed è la domanda che l'opposizione ha posto in aula: chi metterà i soldi? In Europa si usano soluzioni diverse. Il Regno Unito, per esempio, ha adottato per la centrale di Sizewell C il modello RAB (Regulated Asset Base), in cui una parte dei costi viene recuperata in bolletta già durante la costruzione. Altri paesi usano contratti a prezzo garantito (contratti per differenza) o partecipazioni pubbliche dirette. Ognuna di queste scelte sposta il rischio tra Stato, consumatori e investitori, ed è politicamente sensibile.
Dal lato privato i segnali sono misti. L'italiana newcleo si è appena quotata al Nasdaq raccogliendo 247 milioni di dollari, a conferma che il capitale per il nuovo nucleare esiste; ma i suoi piani di realizzazione guardano soprattutto a Francia e Stati Uniti, mentre in Italia prevede un dimostratore non nucleare. Il capitale andrà dove le regole sono chiare.
Cosa significa per chi vuole entrare nella filiera
Questi rischi incidono sui tempi di costruzione in Italia, molto meno sul valore della preparazione. Le competenze che servono a un fornitore nucleare (sistemi qualità avanzati, tracciabilità, processi qualificati) sono utili anche per commesse estere, dove la filiera italiana già lavora, e in settori affini come l'aerospazio e l'energia convenzionale. Per un'impresa, prepararsi oggi è una scommessa asimmetrica: costo contenuto, opzione di valore elevato se il programma parte.
I segnali da seguire
- Politica: eventuali raccolte di firme e le posizioni sul nucleare nei programmi per le elezioni del 2027.
- Rifiuti: i decreti su combustibile e rifiuti e le prime autocandidature dei territori.
- Finanza: qualsiasi indicazione su contratti a prezzo garantito, RAB o garanzie pubbliche nei decreti.
- Tecnologia: il white paper di Nuclitalia atteso a novembre.
Seguiamo ciascuno di questi indicatori nel tracker e nelle notizie quotidiane.
Fonti
- ANSA — Per Ciriani referendum sul nucleare "inevitabile", è polemica (23/05/2026)
- Euronews — L'Italia torna al nucleare, l'incognita dei referendum (23/09/2026)
- Il Fatto Quotidiano — Il Senato approva la legge sul nucleare: le posizioni dei partiti (23/09/2026)
- Rinnovabili.it — ARERA: 11 mld di decommissioning, +2,8 mld di costi extra e 10 anni di ritardi
- PMI.it — Legge sul nucleare: cosa prevede
- GlobeNewswire — newcleo begins trading on Nasdaq (22/09/2026)