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Scorie nucleari e Deposito nazionale: a che punto è l'Italia e cosa cambia con i decreti
L'Italia ha circa 34.000 metri cubi di rifiuti radioattivi in depositi temporanei e nessun sito per il Deposito nazionale. Il primo decreto attuativo aggiornerà la strategia: numeri, tappe mancate, rientro delle scorie dall'estero e cosa significa per chi investe nel nuovo nucleare.
In breve
- L'inventario più recente conta circa 33.800 metri cubi di rifiuti radioattivi in Italia (al 31 dicembre 2024), custoditi in depositi temporanei presso ex centrali, centri di ricerca e impianti di gestione.
- Il Deposito nazionale, previsto per legge dal 2010, non ha ancora un sito: la carta delle 51 aree idonee è del 2023, nessun territorio si è candidato e la valutazione ambientale strategica è in corso dal 2024. L'entrata in esercizio è stimata tra il 2039 e il 2041.
- Ad aprile il termine per il rientro dalla Francia dei residui del vecchio combustibile è stato spostato al 2040.
- Il primo decreto attuativo della legge 169/2026 aggiornerà la strategia su rifiuti e combustibile esaurito. Per chi investe nel nuovo nucleare il punto chiave sono le garanzie finanziarie a carico degli operatori.
"E le scorie?" è la prima domanda che si sente in ogni discussione sul ritorno del nucleare, e non solo tra i contrari. Il ministero dell'Ambiente ha confermato il 15 ottobre che il primo decreto attuativo della legge delega conterrà una parte dedicata alla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, con un approccio strategico aggiornato (la notizia). È il momento giusto per fare il punto: quanti rifiuti ci sono, dove sono, perché il Deposito nazionale non è ancora partito e cosa cambia per i nuovi impianti.
Quanti rifiuti ha l'Italia e dove sono
Secondo l'ultimo inventario, riportato da RADAR Magazine, i rifiuti radioattivi presenti in Italia sono 33.766,6 metri cubi. Il Lazio ha i volumi maggiori, il Piemonte la quota più alta di radioattività. Vengono dalle quattro centrali chiuse dopo il referendum del 1987 (Trino, Caorso, Latina e Garigliano), dagli impianti del ciclo del combustibile e dai centri di ricerca, e in misura minore ma continua da ospedali, industria e laboratori.
Il combustibile esaurito delle vecchie centrali è in gran parte all'estero: circa il 99%, poco più di 1.800 tonnellate, è stato inviato in Francia e nel Regno Unito per il riprocessamento. In Italia ne restano circa 16 tonnellate, di cui circa 13 nel deposito Avogadro di Saluggia, destinate anch'esse alla Francia. Il principio, fissato dalla direttiva europea 2011/70/Euratom, è che i residui di quel trattamento tornino nel paese che li ha prodotti.
Il Deposito nazionale è dimensionato per circa 98.000 metri cubi, che comprendono anche i rifiuti futuri dello smantellamento: circa 84.000 metri cubi a molto bassa e bassa attività, destinati allo smaltimento definitivo, e circa 14.000 metri cubi a media e alta attività, compresi i residui di ritorno dall'estero, per i quali è previsto solo uno stoccaggio di lunga durata.
Il Deposito nazionale: vent'anni di tappe mancate
- 2010: il decreto legislativo 31/2010 affida a Sogin la localizzazione, la progettazione e l'esercizio del Deposito, insieme a un parco tecnologico.
- Gennaio 2021: Sogin pubblica la carta delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), con 67 aree in sette regioni. Seguono consultazione pubblica e seminario nazionale.
- Dicembre 2023: il ministero pubblica la carta delle aree idonee (CNAI), ridotta a 51 aree. Il Comune di Trino si candida e poi si ritira; un decreto del 2023 permette a qualsiasi ente territoriale, anche fuori dalla carta, di autocandidarsi.
- Novembre 2024: in assenza di candidature, il MASE avvia la valutazione ambientale strategica (VAS) della carta. Il calendario indicato allora prevedeva l'autorizzazione unica entro il 2029 e l'esercizio intorno al 2039.
- Maggio 2025: il ministro Pichetto Fratin definisce "illogico" un unico deposito e ipotizza di usare i 22 depositi temporanei esistenti, dopo aver proposto in precedenza tre depositi regionali. A giugno conferma in Parlamento che nessun territorio si è candidato.
- 2026: secondo quanto riportato da RADAR Magazine, il ministro indica l'obiettivo di individuare un sito entro il 2027, con esercizio tra il 2039 e il 2041. A febbraio l'ARERA ha stimato il Deposito intorno al 2041, nell'ambito di un programma di smantellamento con dieci anni di ritardo e costi saliti a circa 11 miliardi.
Il risultato è che il progetto non è chiuso ma è fermo, e le date ufficiali si sono spostate a ogni revisione.
Il rinvio del rientro dall'estero
Gli accordi con la Francia, firmati a Lucca nel 2006, prevedevano il rientro dei residui entro il 2025. Il termine era scaduto: ad aprile 2026 Sogin ha reso noto il rinnovo dell'accordo, con una nuova scadenza al massimo nel 2040. Secondo Sogin il rinnovo ha evitato penali. I costi complessivi non sono pubblici per le clausole di riservatezza dei contratti; un rapporto della CGIL citato dal Post stima circa 1,8 miliardi spesi tra il 2001 e il 2019 per i depositi temporanei e 1,2 miliardi per il trattamento all'estero.
Il nesso è diretto: i residui ad alta attività non possono tornare finché non c'è un luogo dove custodirli. Ogni ritardo del Deposito allunga i contratti esteri e i costi a carico della bolletta.
Cosa cambia con la legge 169/2026
La legge delega fissa alcuni principi che i decreti dovranno tradurre in regole:
- Garanzie finanziarie a carico dell'operatore per lo smantellamento e la gestione di rifiuti e combustibile, anche tramite fondi dedicati, e garanzie assicurative a carico dell'esercente.
- Riduzione dei rifiuti e maggiore efficienza del combustibile, anche con riprocessamento, riciclo o riutilizzo.
- Autocandidature dei territori per i depositi e una nuova VAS per gli strumenti che individuano le aree.
- Stoccaggio temporaneo, smaltimento e smantellamento in linea con la direttiva 2011/70/Euratom.
Il richiamo a una nuova VAS è da seguire con attenzione: a seconda di come verrà scritto, il decreto potrebbe confermare la carta del 2023 o aprire una nuova fase di localizzazione. Le anticipazioni del MASE non lo chiariscono.
Cosa significa per imprese e investitori
Per chi sviluppa o finanzia nuovi impianti, il costo dei rifiuti non sarà un problema dello Stato ma una voce del progetto. Entità delle garanzie, modalità di accantonamento e prezzo dello smaltimento entreranno nel costo dell'energia e nella valutazione delle banche. Finché il Deposito non ha un sito, quel prezzo resta incerto. È uno dei fattori trattati nell'analisi su chi paga le centrali.
Per la filiera, rifiuti e smantellamento sono già oggi un mercato: Sogin, che ha appena cambiato vertici (la notizia), gestisce un programma da circa 11 miliardi tra trattamento, condizionamento, demolizioni e depositi temporanei. Sono competenze (radioprotezione, caratterizzazione, contenitori, logistica) che serviranno anche ai nuovi impianti.
Sul piano del consenso, la questione pesa più dei numeri: ogni comunità candidata a ospitare un reattore chiederà dove finiranno i suoi rifiuti. Il Deposito previsto oggi, inoltre, smaltirà in modo definitivo solo i rifiuti a bassa attività: il combustibile esaurito dei nuovi reattori richiederà una soluzione di lunga durata che oggi in Italia non è pianificata. È uno dei tre rischi del programma.
Il nuovo nucleare italiano erediterà un problema che il vecchio non ha risolto. Il primo decreto è l'occasione per dire come e con quali soldi lo si chiude.
Cosa monitorare
- Il testo della parte sui rifiuti nel primo decreto: conferma della carta delle 51 aree o nuova procedura di localizzazione.
- Le regole sulle garanzie finanziarie per i nuovi operatori: importi, fondi dedicati, chi li gestisce.
- Eventuali autocandidature di territori e la conclusione della VAS sulla carta delle aree idonee.
- La relazione annuale dell'ARERA su costi e avanzamento dello smantellamento.
- Le prime scelte dei nuovi vertici di Sogin sul Deposito.
Il quadro generale è nella guida al nucleare in Italia e i termini tecnici nel glossario. Le ex centrali sono sulla mappa, lo stato dei decreti nel tracker e gli aggiornamenti nella sezione Notizie.
Domande frequenti
Quanti rifiuti radioattivi ci sono in Italia?
Secondo l'inventario al 31 dicembre 2024 circa 33.800 metri cubi, custoditi in depositi temporanei presso ex centrali, centri di ricerca e impianti di gestione. Il Lazio ha i volumi maggiori, il Piemonte la quota più alta di radioattività.
A che punto è il Deposito nazionale delle scorie nucleari?
Non ha ancora un sito. La carta delle 51 aree idonee è del dicembre 2023, nessun territorio si è candidato e la valutazione ambientale strategica è in corso dal novembre 2024; l'entrata in esercizio è stimata tra il 2039 e il 2041.
Dove si trova il combustibile esaurito delle vecchie centrali italiane?
Circa il 99%, poco più di 1.800 tonnellate, è stato inviato in Francia e nel Regno Unito per il riprocessamento; in Italia ne restano circa 16 tonnellate. Ad aprile 2026 il termine per il rientro dalla Francia dei residui è stato spostato al massimo al 2040.
Quanto sarà grande il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi?
È dimensionato per circa 98.000 metri cubi: circa 84.000 a molto bassa e bassa attività, da smaltire in modo definitivo, e circa 14.000 a media e alta attività, compresi i residui che tornano dall'estero, per i quali è previsto solo uno stoccaggio di lunga durata.
Chi pagherà la gestione delle scorie dei nuovi reattori?
La legge 169/2026 prevede garanzie finanziarie a carico degli operatori per lo smantellamento e la gestione di rifiuti e combustibile, anche tramite fondi dedicati, e garanzie assicurative a carico dell'esercente. Importi e modalità saranno fissati dai decreti attuativi.
Fonti
- RADAR Magazine — Deposito Nazionale, il conto sospeso dei rifiuti radioattivi italiani (06/07/2026)
- Il Post — L'Italia si è data altri 15 anni per far tornare le scorie radioattive dall'estero (29/04/2026)
- Il Post — Il governo non vuole più costruire un unico deposito di scorie nucleari (06/05/2025)
- Greenreport — A che punto è l'iter per il Deposito nazionale, spiegato da Sogin (29/10/2024)
- Rinnovabili.it — Deposito nazionale rifiuti radioattivi: il MASE avvia la VAS (28/11/2024)
- Rinnovabili.it — ARERA: 11 mld di decommissioning, +2,8 mld di costi extra e 10 anni di ritardi
- Energia Oltre — Pichetto pronto all'esame del primo decreto attuativo per il nucleare (15/10/2026)
- Ambiente & Sicurezza Web — Energia nucleare sostenibile: pubblicata la legge di delega
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