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Dove si costruiranno le centrali nucleari in Italia? Cosa dice la legge sui siti e chi decide
Nessun sito è stato ancora scelto. La legge 169/2026 affida la proposta agli investitori, con titolo unico del MASE, compensazioni e intesa con le Regioni. Cosa prevede, cosa insegnano Deposito nazionale e Regno Unito, e cosa significa per le imprese.
In breve
- Oggi in Italia non c'è nessun sito scelto per una nuova centrale: la legge 169/2026 non ne indica, e nessun atto pubblico lo ha fatto finora.
- La legge rovescia lo schema usato per il Deposito nazionale: i siti saranno proposti dagli investitori ("su istanza dei proponenti") e autorizzati dal ministero dell'Ambiente con un titolo unico, nel rispetto di criteri fissati dai decreti.
- I territori avranno consultazione e compensazioni a carico dei proponenti; le Regioni un'intesa, ma con il potere sostitutivo del governo sullo sfondo.
- Per le imprese il sito conta quanto la tecnologia: decide dove si concentreranno cantieri, servizi e domanda di energia.
"Dove faranno le centrali?" è la domanda che riceviamo più spesso, insieme a "quando". La risposta onesta è che nessuno lo sa ancora, e che la legge non lo dirà. Le carte con i "siti probabili" che circolano in rete, compresa la nostra mappa, sono ipotesi costruite su criteri pubblici, non decisioni. Quello che si può già capire, però, è come si sceglierà: e il metodo dice molto su chi avrà l'iniziativa e su dove conviene guardare.
Cosa dice la legge 169/2026
La legge delega non individua località e non autorizza la costruzione di alcun impianto. Fissa però i principi che i decreti attuativi dovranno seguire. Quelli che riguardano i siti sono questi (articolo 3, comma 1):
- Proposta dei privati. I decreti devono definire criteri e procedimenti per la localizzazione degli impianti "su istanza dei proponenti", nel rispetto degli standard di sicurezza nazionali, europei e internazionali (lettera e).
- Titolo unico. Un procedimento autorizzativo integrato di competenza del ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica (MASE), il cui titolo sostituisce gli altri atti di assenso, salva la valutazione di impatto ambientale (lettere f e g). Può valere come variante urbanistica e comportare dichiarazione di pubblica utilità ed esproprio (lettere h e i).
- Consultazione e compensazioni. Se saranno individuate in anticipo delle aree, vanno consultati i Comuni interessati (lettera r); le misure compensative, "anche di carattere economico", sono fissate nell'autorizzazione e pagate dai proponenti (lettera q); sono previste informazione e consultazione delle popolazioni (lettera cc).
- Regioni. I decreti stabiliranno i casi in cui serve l'intesa con le Regioni o con la Conferenza unificata e le modalità del potere sostitutivo del governo previsto dall'articolo 120 della Costituzione (lettera aa).
- Siti esistenti. La delega comprende lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti e la disciplina della destinazione d'uso dei loro siti (articolo 2, lettera e), e le condizioni per sperimentare tecnologie avanzate su siti esistenti o già destinati alla ricerca (articolo 3, lettera m).
Le autocandidature dei territori sono previste espressamente solo per i depositi di rifiuti radioattivi (lettera u), non per le centrali. Dalle anticipazioni del ministero, inoltre, i criteri di localizzazione non fanno parte del primo decreto attuativo: arriveranno con un decreto successivo. Lo stato di ciascun ambito è nel tracker dei decreti.
Perché non si parte da una mappa
La scelta di far proporre i siti agli investitori non è neutra. Per il Deposito nazionale dei rifiuti l'Italia ha seguito la strada opposta: una carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (67 aree nel 2021), ridotta a 51 aree idonee nel 2023, e l'attesa di candidature che non sono arrivate. Pubblicare una lista di luoghi ha concentrato l'opposizione prima che esistesse un progetto, un investitore e un pacchetto di compensazioni da discutere.
Il modello "su istanza" somiglia di più a quello delle grandi infrastrutture energetiche private: chi vuole costruire individua un'area, ne verifica l'idoneità rispetto ai criteri di legge e la porta in autorizzazione con il proprio progetto. Il rischio si sposta: lo Stato non deve difendere una mappa, ma il proponente deve trovare un territorio disposto ad accoglierlo.
Come fanno gli altri: il caso del Regno Unito
Il Regno Unito ha fatto lo stesso passaggio da poco. La precedente dichiarazione di politica nazionale (EN-6) limitava le nuove centrali a otto siti in Inghilterra e Galles, tutti già nucleari. La nuova EN-7, pubblicata nella versione finale alla fine del 2025, sostituisce la lista con criteri: gli sviluppatori possono proporre siti propri, purché rispettino requisiti su rischio di alluvioni ed erosione costiera, biodiversità, paesaggio, uso dell'acqua e vicinanza ad attività militari. La EN-7 copre esplicitamente i piccoli reattori modulari e permette di autorizzare più unità in fasi successive con un unico atto.
Un punto è ancora discusso: il limite sulla densità di popolazione intorno ai siti, che secondo parte dell'industria rende difficile collocare gli SMR vicino ai distretti industriali, cioè proprio dove servirebbe la loro energia e il loro calore. Il governo britannico si è impegnato a rivederlo. È la stessa tensione che si porrà in Italia.
Quali aree hanno senso
I criteri tecnici di base sono noti e sono richiamati anche nelle sintesi della legge: sicurezza, sismicità, rischio idrogeologico, disponibilità di acqua per il raffreddamento, connessione alla rete ad alta tensione, infrastrutture di trasporto, distanza dai centri abitati. Su questa base emergono tre famiglie di candidati, tutte da considerare ipotesi:
- Ex centrali a carbone e grandi siti termoelettrici, già collegati alla rete e già industriali. È la logica del progetto annunciato il 19 ottobre negli Stati Uniti da Amazon, X-energy e AEP: fino a 12 piccoli reattori sul sito di una ex centrale a carbone in Indiana. Sulla nostra mappa sono indicati alcuni siti italiani con queste caratteristiche.
- Distretti industriali energivori. Uno studio della Regione Lombardia con la Fondazione Politecnico, riportato dal Giornale di Brescia l'11 ottobre, include uno scenario con circa 1,8 GW di SMR al 2050, sei moduli da 300 MW, il primo nel 2035; nessun sito è individuato. Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi aveva detto a maggio che le acciaierie bresciane sarebbero pronte a ospitare reattori da circa 200 MW, anche in consorzio.
- Ex siti nucleari come Trino, Caorso, Latina e Garigliano, oggi in smantellamento da parte di Sogin. Hanno una storia autorizzativa e una popolazione che conosce l'impianto, ma la loro destinazione d'uso dovrà essere regolata dai decreti e convivere con lo smantellamento in corso.
Ci sono anche vincoli politici già visibili: la Sardegna, citata spesso per la bassa sismicità, si è espressa contro il nucleare con un referendum regionale nel 2011, e in queste settimane un assessore regionale ha ricordato che senza le Regioni non si muove nulla.
Cosa significa per le imprese
Per gli sviluppatori e i consorzi industriali, il sito diventa un vantaggio competitivo. Chi arriva all'autorizzazione con un'area già verificata, un accordo con il territorio e un cliente per l'energia avrà un percorso più breve. È per questo che i grandi consumatori, come le acciaierie, stanno entrando nella discussione: ne parliamo nell'analisi su nucleare, energivori e data center.
Per i professionisti la prima domanda arriverà prima dei cantieri: caratterizzazione geologica e sismica, studi idrologici, valutazioni di impatto ambientale, piani di consultazione e accordi di compensazione. Sono attività che richiedono anni e che vanno svolte prima della domanda di autorizzazione.
Per i fornitori, la localizzazione decide la geografia della domanda: opere civili, logistica, manutenzione e servizi tenderanno a concentrarsi intorno ai primi siti. Le imprese dei territori candidati avranno un vantaggio, a patto di essere già qualificate (vedi come diventare fornitore del nucleare).
Per gli investitori, il punto da valutare è l'intesa con le Regioni. Titolo unico, pubblica utilità e potere sostitutivo riducono il rischio di veto locale sulla carta, ma un progetto imposto contro una Regione rischia contenziosi lunghi. Il modo in cui il decreto regolerà questo equilibrio peserà sulla bancabilità più di qualsiasi mappa.
La legge non dirà dove si costruirà. Dirà chi può proporlo e a quali condizioni: per chi lavora nella filiera, è la domanda giusta da porsi adesso.
Cosa monitorare
- Il decreto sulla localizzazione: criteri tecnici, eventuali aree individuate in anticipo e regole sulla densità di popolazione intorno ai siti.
- Le modalità dell'intesa con le Regioni e del potere sostitutivo.
- Le prime dichiarazioni di interesse di Regioni, Comuni o consorzi industriali, e gli studi regionali come quello lombardo.
- Le scelte di Sogin e del governo sulla destinazione d'uso degli ex siti nucleari.
- Il white paper di Nuclitalia atteso a novembre, che potrebbe indicare anche requisiti di sito per la tecnologia scelta.
Il quadro generale è nella guida al nucleare in Italia e i termini tecnici nel glossario. Tempi e tappe sono discussi in quando torna il nucleare in Italia; gli aggiornamenti sono nella sezione Notizie.
Domande frequenti
Dove si costruiranno le centrali nucleari in Italia?
Non è ancora deciso: la legge 169/2026 non indica siti e nessun atto pubblico lo ha fatto. I siti saranno proposti dagli investitori e autorizzati dal ministero dell'Ambiente nel rispetto di criteri che, secondo le anticipazioni del ministero, arriveranno con un decreto attuativo successivo al primo.
Chi sceglie i siti delle nuove centrali nucleari in Italia?
La legge delega prevede che la localizzazione avvenga su istanza dei proponenti: chi vuole costruire individua un'area, ne verifica l'idoneità rispetto ai criteri di legge e la porta in autorizzazione con il proprio progetto. Il ministero dell'Ambiente rilascia un titolo unico; le Regioni avranno un'intesa nei casi previsti dai decreti, con il potere sostitutivo del governo.
I territori che ospitano una centrale nucleare avranno compensazioni?
Sì. La legge 169/2026 prevede misure compensative, anche di carattere economico, fissate nell'autorizzazione e pagate dai proponenti, oltre alla consultazione dei Comuni interessati e all'informazione delle popolazioni.
Quali aree sono considerate adatte a una centrale nucleare?
I criteri di base sono sicurezza, sismicità, rischio idrogeologico, acqua per il raffreddamento, connessione alla rete, trasporti e distanza dai centri abitati. Su questa base si discutono ex centrali a carbone e grandi siti termoelettrici, distretti industriali energivori ed ex siti nucleari come Trino, Caorso, Latina e Garigliano: sono ipotesi, non decisioni.
Perché non esiste una mappa nazionale dei siti per le centrali nucleari?
La legge rovescia lo schema usato per il Deposito nazionale dei rifiuti, dove una carta delle aree idonee (67 nel 2021, ridotte a 51 nel 2023) ha concentrato l'opposizione senza produrre candidature. Anche il Regno Unito, con la politica nazionale EN-7, ha sostituito la lista di otto siti con criteri che gli sviluppatori devono rispettare.
Fonti
- MioLegale — Legge 169/2026, energia nucleare sostenibile (testo e sintesi)
- AGI — Il Senato approva il ddl sul nucleare. Cosa cambia e come funziona (24/09/2026)
- Sky TG24 — Nucleare in Italia, dove e quando saranno costruiti i primi reattori (24/09/2026)
- Giornale di Brescia — La Lombardia guarda al nucleare con sei mini reattori (11/10/2026)
- Hogan Lovells — The EN-7 nuclear policy statement: navigating the UK's nuclear revival
- Burges Salmon — New National Policy Statement for nuclear energy (EN-7) to be designated (18/11/2025)
- Amazon — Amazon invests in nuclear energy project in Indiana with X-energy and AEP (19/10/2026)
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