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Il primo decreto attuativo sul nucleare: cosa conterrà, chi deve approvarlo e quando può arrivare
Il ministero dell'Ambiente ha anticipato i contenuti del primo decreto della legge 169/2026: nuova autorità, autorizzazioni con una sezione sui progetti standard, rifiuti e informazione. I passaggi obbligati, i tempi realistici e cosa cambia per le imprese.
In breve
- Il primo decreto attuativo della legge 169/2026 è quasi pronto per l'esame del ministro Pichetto Fratin. Secondo il ministero dell'Ambiente (MASE) conterrà quattro parti: una nuova autorità indipendente, le regole per le autorizzazioni con una sezione sui progetti standard, la strategia su rifiuti e combustibile esaurito, l'informazione ai cittadini.
- Prima di entrare in vigore il testo deve ottenere l'intesa con Regioni ed enti locali in Conferenza unificata, il parere del Consiglio di Stato (45 giorni) e quello delle commissioni parlamentari (30 giorni).
- Anche nella versione più rapida, tra l'approvazione preliminare e quella definitiva passano di solito alcuni mesi: l'obiettivo del governo di chiudere i decreti entro fine anno è ambizioso.
- Per le imprese il punto più concreto è la sezione sui progetti standard: dirà quanto conterà, in Italia, una licenza già ottenuta all'estero.
Il 15 ottobre, il giorno in cui è entrata in vigore la legge delega sul nucleare, il ministero dell'Ambiente ha detto per la prima volta cosa ci sarà nel primo decreto attuativo. Lo ha fatto Andrea Maria Felici, direttore generale del MASE, durante il Green & Net Zero Talk organizzato da RCS Academy con il Corriere della Sera: il ministro esaminerà il testo "a breve". Non c'è ancora una data per il Consiglio dei ministri.
È la notizia più importante dall'approvazione della legge, perché il decreto è il primo documento che conterrà regole applicabili, non solo principi. Qui mettiamo in fila cosa sappiamo, quali passaggi deve superare e cosa significa per chi lavora nella filiera.
Cosa conterrà il primo decreto
Secondo quanto riferito da Felici, il testo è diviso in quattro parti:
- Una nuova autorità nazionale, indipendente, per la vigilanza e l'esame dei progetti, con competenze adatte alle nuove tecnologie. La legge chiedeva solo di "valutarne" l'istituzione: il primo decreto sembra quindi aver sciolto il dubbio. Ne abbiamo parlato nell'analisi sull'autorità di sicurezza e il ruolo dell'ISIN.
- Le autorizzazioni: procedure semplificate per costruire ed esercire gli impianti, con una sezione dedicata ai "progetti standard" per accelerare i tempi.
- Rifiuti e combustibile esaurito: un aggiornamento della strategia sul ciclo dei rifiuti radioattivi.
- Informazione ai cittadini: strumenti di comunicazione trasparente per coinvolgere la popolazione.
Felici ha anche indicato l'orientamento tecnologico: piccoli reattori modulari e reattori avanzati (SMR e AMR, vedi il glossario), con l'obiettivo di creare una filiera nazionale per costruirli, gestirli e mantenerli. È una differenza netta rispetto al programma interrotto nel 2011, costruito sull'accordo tra Enel ed EDF per grandi centrali di tipo convenzionale.
Dalle anticipazioni non risultano invece il programma nazionale, i criteri per la localizzazione dei siti né le forme di sostegno economico agli impianti. Sono materie della legge delega che arriveranno, verosimilmente, con decreti successivi. Lo stato di ciascun ambito è nel nostro tracker dei decreti.
Il percorso obbligato: dal Consiglio dei ministri alla Gazzetta
La legge 169/2026 fissa una procedura precisa per ogni decreto legislativo:
- Proposta del ministro dell'Ambiente, di concerto con gli altri ministri competenti (tra cui Imprese, Economia, Salute, Infrastrutture e Difesa), e approvazione preliminare in Consiglio dei ministri.
- Intesa in Conferenza unificata con Regioni ed enti locali. È il passaggio politicamente più delicato, perché siti e autorizzazioni toccano direttamente le competenze regionali.
- Parere del Consiglio di Stato, entro 45 giorni dalla trasmissione: scaduto il termine, il governo può andare avanti.
- Parere delle commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, entro 30 giorni. Anche qui, scaduto il termine, il decreto può essere adottato.
- Eventuale seconda lettura: se il governo non accoglie i rilievi delle commissioni sulla conformità ai criteri della legge, ritrasmette il testo con le sue osservazioni e le commissioni hanno altri 10 giorni.
- Approvazione definitiva in Consiglio dei ministri, firma del Presidente della Repubblica e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il termine per adottare tutti i decreti è il 15 ottobre 2027. Se il parere parlamentare scade nei 30 giorni precedenti, o dopo, la delega si allunga di 90 giorni.
Quanto tempo serve davvero
I pareri possono correre in parallelo, quindi la fase più breve tra approvazione preliminare e definitiva è di circa due mesi. Nella pratica, per decreti complessi e con un'intesa da negoziare con le Regioni, servono spesso tre-quattro mesi o più. È una nostra stima basata sulla procedura, non un calendario ufficiale.
A fine settembre il ministro aveva indicato l'obiettivo di adottare i decreti "entro quattro mesi" (la notizia). Se il primo decreto arrivasse in Consiglio dei ministri tra novembre e dicembre, la pubblicazione in Gazzetta cadrebbe più realisticamente nella prima parte del 2027. Non cambia molto per i tempi delle centrali, ma conta per chi deve decidere investimenti in qualifiche e personale: le regole vere arriveranno nei prossimi mesi, non nei prossimi anni.
Progetti standard e titolo unico: il cuore per la filiera
I principi della legge danno un'idea di cosa conterrà la parte sulle autorizzazioni:
- un procedimento abilitativo integrato di competenza del MASE, il cui titolo sostituisce ogni altro atto di assenso, salve le valutazioni ambientali (VIA e VAS), e può valere come variante urbanistica;
- opere dichiarate di pubblica utilità, indifferibili e urgenti;
- il riconoscimento di titoli e certificazioni già rilasciati da Stati dell'OCSE o da paesi con cui l'Italia ha accordi bilaterali;
- regole per l'intesa con le Regioni e per il potere sostitutivo del governo previsto dall'articolo 120 della Costituzione.
La "sezione sui progetti standard" annunciata dal MASE è con ogni probabilità il punto in cui si tradurrà il riconoscimento delle licenze estere: un reattore già approvato da un regolatore esperto potrebbe seguire un percorso più breve. Quanto più breve è la vera domanda. Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, ha detto di sperare in un iter autorizzativo sotto gli otto anni e ha definito "impossibile" arrivare a un impianto in meno di dieci. I tempi complessivi sono discussi nell'analisi su quando torna il nucleare in Italia.
Lo studio legale Advant Nctm ha osservato che la legge riprende strumenti già usati per le rinnovabili dal decreto legislativo 190/2024 (procedura unica, aree idonee, compensazioni). L'esperienza delle rinnovabili mostra però che semplificare le procedure non basta a renderle rapide, se Regioni e Comuni non sono d'accordo. Non a caso un assessore regionale della Sardegna ha ricordato in questi giorni che senza le Regioni non si muove nulla.
Cosa significa per le imprese
Per i fornitori, la scelta sui progetti standard pesa quanto quella sulla tecnologia. Se l'Italia riconoscerà le licenze di un paese di riferimento, i requisiti di qualità e i codici di costruzione saranno di fatto quelli di quel paese: chi si sta qualificando su progetti esteri potrà spendere la qualifica in Italia. Il percorso è descritto nell'analisi su come diventare fornitore del nucleare.
Per gli sviluppatori e gli investitori, la combinazione di titolo unico, pubblica utilità e potere sostitutivo riduce il rischio di veti locali, ma non lo elimina: il modo in cui il decreto regolerà l'intesa con le Regioni sarà il primo indicatore della reale bancabilità dei progetti.
Per i professionisti (studi legali, ingegneria, consulenza ambientale) il decreto aprirà subito domanda: procedure nuove, una nuova autorità e un regime di rifiuti aggiornato richiedono competenze che oggi in Italia sono rare.
Il primo decreto non dirà dove e quando si costruirà, ma dirà con quali regole e con quale arbitro. Per la filiera è l'informazione che serve per prima.
Cosa monitorare
- La data dell'approvazione preliminare in Consiglio dei ministri e la pubblicazione dello schema di decreto in Parlamento.
- Il testo della sezione sui progetti standard: quali paesi di riferimento, quali documenti, quanta verifica resta all'autorità italiana.
- Organico, finanziamento e poteri della nuova autorità, e il suo rapporto con l'ISIN.
- L'esito dell'intesa in Conferenza unificata e le posizioni delle Regioni.
- Il calendario degli altri decreti: programma nazionale, siti e sostegno economico.
Il quadro completo è nella guida al nucleare in Italia; la legge è spiegata nell'analisi Legge delega sul nucleare: cosa cambia per le imprese. Gli aggiornamenti, compresa la notizia sul primo decreto, sono nella sezione Notizie.
Domande frequenti
Cosa conterrà il primo decreto attuativo sul nucleare?
Secondo il ministero dell'Ambiente, che lo ha anticipato il 15 ottobre 2026, quattro parti: una nuova autorità nazionale indipendente per la vigilanza, le regole per le autorizzazioni con una sezione sui progetti standard, l'aggiornamento della strategia su rifiuti e combustibile esaurito e gli strumenti di informazione ai cittadini.
Quale iter deve seguire un decreto attuativo sul nucleare?
Approvazione preliminare in Consiglio dei ministri, intesa in Conferenza unificata con Regioni ed enti locali, parere del Consiglio di Stato entro 45 giorni e delle commissioni parlamentari entro 30 giorni, poi approvazione definitiva, firma del Presidente della Repubblica e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Entro quando devono essere approvati i decreti attuativi sul nucleare?
La legge 169/2026 fissa il termine al 15 ottobre 2027, con una possibile proroga di 90 giorni. A fine ottobre 2026 il ministro Pichetto Fratin ha indicato l'inizio di dicembre per avere pronti i decreti; dalla procedura si ricava che tra approvazione preliminare e definitiva servono di solito alcuni mesi.
Cosa sono i progetti standard nelle regole sul nucleare?
È la sezione delle regole autorizzative pensata per accelerare i tempi. La legge prevede il riconoscimento di titoli e certificazioni già rilasciati da Stati dell'OCSE o da paesi con accordi bilaterali con l'Italia: un reattore già approvato da un regolatore esperto potrebbe seguire un percorso più breve.
Il primo decreto attuativo dirà dove costruire le centrali?
No. Dalle anticipazioni del ministero non contiene il programma nazionale, i criteri per la localizzazione dei siti né le forme di sostegno economico agli impianti, che arriveranno con decreti successivi.
Fonti
- Energia Oltre — Pichetto pronto all'esame del primo decreto attuativo per il nucleare. Ecco cosa cambia (15/10/2026)
- Certifico — Legge 29 settembre 2026, n. 169: testo
- Ambiente & Sicurezza Web — Energia nucleare sostenibile: pubblicata la legge di delega
- QualEnergia — Nucleare, legge in vigore dal 15 ottobre con tante incognite (14/10/2026)
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